lunedì, 12 maggio 2008
Cornelio - Jan Dix
Oggi post unico per parlare di due nuove uscite targate Star Comics e Bonelli, ovvero Cornelio e Jan Dix. La prima non potevo non comprarla essendo scritta dal mio amato Carlo Lucarelli e la seconda ha attratto la mia attenzione tanto per l'autore che per il tema trattato. Ma esaminiamole meglio: cominciamo con il primo, l'altro...teniamolo da parte....tornera' nella nostra storia piu' tardi...una gran brutta storia....


cornelio






Cornelio
di Carlo Lucarelli, Mauro Smocovich, Giuseppe di Bernardo
disegni di Marco Fara e Daniele Statella
anno 2008
euro 2,70







Cornelio Bizzarro è uno scrittore di successo afflitto dal famigerato blocco dello scrittore. Questo suo blocco rivela origini nel passato, segnato da avvenimenti nefasti che ne hanno segnato l'esistenza.
Questo in brevissimo la trama. Ogni numero parlera' di uno di questi avvenimenti, ovviamente caratterizzati da situazioni che spaziano dal thriller all'horror, con leggere spruzzate di fantascienza. Cornelio è un fumetto discreto. Niente di innovativo, ma condito da buone ambientazioni, una discreta scioltezza di sceneggiatura e dall'immancabile ironia ed autoironia che contraddistinguono il modo di scrivere di Lucarelli. L'aspetto piu' gustoso del fumetto è proprio il rivedere Lucarelli,  dato che il protagonista ha il suo volto, immerso in situazioni cosi' paradossali ed è ancora piu' divertente vederlo pronunciare i suoi tormentoni (Paura, eh?!?) all'interno di un contesto che nulla ha a che fare con l'umorismo! Essendo un fan di Lucarelli non ho potuto non apprezzare la sua presenza nel fumetto, ma essendo di parte forse tendo a giudicare in maniera un po' troppo generesa il risultato finale. Va bene l'ironia, ma da un fumetto thriller-horror mi aspettavo qualcosina in piu'. Magari provate a leggere il primo, tanto non ci perdete niente...




Jan Dix





Jan Dix
di Carlo Ambrosini
disegni di Carlo Ambrosini
anno 2008
euro 2,70







Jan Dix è un critico d'arte. Svolge diverse mansioni in questo campo, tra cui quella di dover riconoscere opere false per conto di un noto museo di Amsterdam, ma ha anche la passione dell'investigazione. E in questo primo numero il nostro protagonista si trovera' di fronte a dei perfetti falsi di opere di Vermeer, tra cui la Ragazza dall'orecchino di perla. Ovviamente ci sara' gente senza scrupoli pronta a qualsiasi cosa pur di spacciare questi perfetti falsi per originali, con immancabili conseguenza tragiche.
Carlo Ambrosini ha un suo stile e non lo abbandona neanche in questa sua nuova produzione. Ci troveremo di fronte tanto a situazioni reali e tangibili, quanto a situazioni oniriche, come avveniva nella sua precedente serie Napoleone. Dix è il classico fumetto investigativo di casa Bonelli, con tanto di irritante spiegone finale, di cui non sembrano proprio riuscire a fare a meno. Le ambientazioni sono buone, la storia carina, la sceneggiatura a tratti sembra un po' zoppicante ma accettabile e i disegni nello stile classico di Ambrosini, che a me personalmente piace, ma è questione di gusti. Una nota per la copertina: ma perche' in Bonelli ci deve sempre essere quella caspita di pistola in mano al protagonista?? Boh, misteri editoriali...Si puo' dire che Dix è un fumetto carino ma niente di piu', essendo in linea con gli standard di casa Bonelli e che per vedere eventuali sviluppi comprero' anche il secondo, ma senza eccessive aspettative.
Scritto da: Shepp alle ore 14:22 | link | commenti (16) | categoria: fumetti
venerdì, 09 maggio 2008
Il mercatino dei miei fumetti usati!
Piccola comunicazione di servizio! Sulla destra troverete un link che vi portera' dritti dritti sulla mia pagina di vendita fumetti usati! La pagina è in continuo aggiornamento, quindi passateci spesso e troverete sempre cose nuove! Per qualsiasi dubbio, informazione o richiesta potete utilizzare la funzione email all'interno della pagina stessa. Accorrete!
Scritto da: Shepp alle ore 15:22 | link | commenti (20) | categoria: altro
martedì, 06 maggio 2008
Cecita'
cecita









Cecita'
di Jose' Saramago
anno 1996
edizioni Einaudi
pagine 320 - 11 euro













Questo libro di Saramago è un'opera dura, un racconto difficile da un duplice punto di vista. Dal punto di vista stilistico, data la totale assenza di punteggiature se non punti e virgole, come uso dello scrittore portoghese e dal punto di vista morale, dato il forte pugno allo stomaco che viene fuori dalla storia. La cecita' di cui parla Saramago non è quella fisica, anzi è quella fisica ma usata solo come scusa per sottointendere la cecita' dell'animo, quella totale assenza di sentimenti che in alcune circostanze l'uomo non riesce proprio ad evitare. L'agire dell'individuo è basato sulla pura esteriorita', se questa d'improvviso viene a mancare si cade nel buio piu' totale dello spirito. Questa è la semplice lezione che Saramago ci vuole infliggere.
Un uomo è in coda al semaforo in una citta' qualunque. D'improvviso perde la vista, senza aver sofferto in passato di alcuna patologia che lasciasse presagire una simile disgrazia. E' solo l'inizio di un'epidemia che colpira' qualsiasi individuo sulla faccia della terra. Ovviamente è l'inizio della psicosi. Chi ancora non è diventato cieco, si tiene alla larga da coloro che lo sono, quelli che sono diventati ciechi si ritrovano in una situazione a cui non sono abituati, con le inevitabili conseguenze sociali. L'unica soluzione che il governo trova per arginare il fenomeno è quella di mettere in quarantena i primi individui colpiti e utilizza un luogo ben noto: un manicomio dismesso. La vita all'interno del manicomio è infernale. Essenso popolato da gente che non ci vede piu', tutto è affidato al caso e quello che non è affidato al caso è regolato da rigida disciplina militare. Chiunque non rispettera' le regole verra' passato per le armi. Questo è quello che ripetono le autorita' militari all'esterno. Tutto sembra perduto, ma in realta' è rimasta una sola persona dotata di vista...
Leggendo il libro si nota subito come Homo homini lupus. In una situazione cosi' differente dalla normalita', l'uomo si organizza subito per tentare di trarre beneficio proprio dalle disgrazie altrui, tralasciando la solidarieta' e la bonta' di spirito. Questo succede sempre e Saramago non fa altro che evidenziarlo, utilizzando scene spesso molto forti e disturbanti. La cecita' pare quasi una punizione divina, come emerge dalle pagine finali del libro. Avete sentito sulla vostra pelle le sensazioni delle persone che tendete a discriminare, volete continuare ad agire in questa maniera? In un susseguirsi di vicende mai banali, lo scrittore portoghese tesse la sua trama e quasi si immedesima in Dio nell'infliggere punizioni al genere umano, con un finale degno di opere come Io sono leggenda, ma il tutto trattato con una denuncia sociale in crescendo.
E' un libro che consiglio vivamente di leggere. Superato l'impatto iniziale di uno stile non propriamente classico, finira' per trascinarvi e coinvolgervi. Non vuole essere un'opera-predica, ma semplicemente uno spunto per riflettere sulla quotidianita' che ci circonda e che spesso tendiamo ad ignorare.

In sintesi: Gran bel libro.
Scritto da: Shepp alle ore 09:40 | link | commenti (15) | categoria: libri
sabato, 03 maggio 2008
Sweeney Todd
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Sweeney Todd, il diabolico barbiere di Fleet Street
di Tim Burton
anno 2008
durata 117' - colore

















Ed ecco l'ennesima evoluzione-rivoluzione di Tim Burton. Finalmente dopo diverso tempo sono riuscito a vedere Sweeney Todd e devo ammettere di essere rimasto piacevolmente sorpreso dalla pellicola. Avevo letto pareri contrastanti in merito ma, a mio modesto parere, questo è un gran bel film. Intrigante la trama, ben sceneggiato, ben diretto e ottimamente interpretato.
Tim Burton, ispirandosi all'omonima opera teatrale datata 1979, in questo suo film prende spunto a piene mani da vari generi cinematografici,letterari e musicali, partendo da Dickens e Twain, passando per Shakespeare, arrivando a Rossini. Si, esatto, Rossini il musicista. Sweeney Todd è un musical, genere che si credeva estinto ormai da tempo, in cui le reminiscenze del barbiere di Siviglia sono forti e in cui alcune caratteristiche dei drammi Shakespeariani emergono con prepotenza, soprattutto nella parte finale della pellicola.
Benjamin Barker è un barbiere nella Londra ottocentesca. Barker è felicemente sposato con una bellissima donna, da cui ha avuto una figlia, ma la cui bellezza finisce per attirare le attenzioni di un corrotto giudice di nome Turpin. Il giudice è disposto a tutto pur di ottenere la sua preda e, approfittando del potere di cui è investito, fa ingiustamente arrestare il barbiere Barker, mandandolo in esilio. Quindici anni dopo il povero barbiere, che nel frattempo ha mutato il suo nome in Sweeney Todd, ritorna a Londra, deciso a consumare la propria vendetta. Tramite l'aiuto di una "cuoca" locale riesce a riaprire la propria attivita', con lo scopo di riuscire a tagliare la gola all'odiato giudice, ma nell'attesa della vendetta suprema, decide di rifarsi del torto subito sulla popolazione locale. Entra cosi' in una spirale di omicidi, con scopi non propriamente di giustizia...
In questa pellicola i ruoli del buono e del cattivo si mescolano in continuazione, anzi si puo' dire che non esista nessuno propriamente buono e nessuno decisamente cattivo, in un susseguirsi di situazioni paradossali che spesso strappano anche una risata. Infatti Burton, nel suo tipico habitat cupo e lugubre, non abbandona mai l'aspetto grottesco della propria cinematografia e spesso sembra di trovarsi in una sorta di commedia degli equivoci piena zeppa di globuli rossi.
Depp nella parte del folle è perfettamente a suo agio, coadiuvato da una Helena Bonham Carter decisamente brava nel fornire il puntello sul quale si muove il protagonista. Ottima anche la prova del bambino che impersona il tuttofare dei due.
Bellissime le musiche che compongono la struttura portante del film, con dei meravigliosi intrecci vocali che rendono l'atmosfera ancora piu' suggestiva e particolare, anche se il dover seguire i sottotitoli in italiano per poter comprendere i dialoghi finisce per distrarre un po' lo spettatore dalla visione. L'ideale sarebbe conoscere bene l'inglese e poter fare a meno dei sottotitoli.
Infine una menzione speciale va alle sempre splendide scenografie di Dante Ferretti che, seppure abbondantemente aiutato dal computer, crea delle atmosfere davvero stupende. Le riprese leggermente azzurrate fanno il resto, portando l'umore generale delle pellicola verso il cupo quando serve e ridando luce al tutto nei momenti piu' delicati.
Insomma, un gran bel film da gustare tanto con gli occhi quanto con l'udito.

In sintesi: Consigliato.
Scritto da: Shepp alle ore 11:53 | link | commenti (16) | categoria: film
martedì, 29 aprile 2008
Aldebaran
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Aldebaran
di Leo
anno 2008
pagine 248 - colori
20 euro
















Continua inesorabile l'ondata Bd, ovvero il fumetto francese, della Planeta, che si è immediatamente imposta sul mercato come una delle migliori realta' editoriali del nostro paese. Aldebaran è un fumetto che fa parte di questo filone e, pur non essendo un grandissimo amante della fantascienza, devo dire di aver molto apprezzato questa pubblicazione. Aldebaran si inserisce in un contesto fantascientifico atipico, non avendo come protagonisti omini verdi in tuta o mostri spaziali pronti a colonizzare la terra, ma semplici persone che vivono la propria vita normalmente. Dove sta la fantascienza? Ve lo spiego subito.
Aldebaran è un pianeta del sistema solare con caretteristiche molto simili alla terra, tanto da essere stato prescelto come colonia terrestre e dove diversi anni addietro venne mandato uno sparuto gruppo di terrestri per iniziare la colonizzazione. La storia si svolge un centinaio d'anni dopo questo evento e ci mostra la tranquilla vita di queste persone, impegnate in attivita' ne piu' ne meno simili a quelle che svolgevano sulla terra. Essendo un pianeta costituito per lo piu' da grosse superfici acquatiche, la maggior attivita' della popolazione locale è la pesca. I mari sono popolati da creature marine molto particolari, simili ai pesci terrestri, ma con sembianze non del tutto uguali. La vita scorre tranquilla, finche' un giorno un piccolo villaggio viene raso al suolo. Non si sa perche' e non si capisce come. Risponderanno a queste domande due scienziati dal passato oscuro, a conoscenza di alcuni piani governativi non proprio rassicuranti e che hanno come protagonista una creatura acquatica di nome Mantrisse. Gli sviluppi saranno sorprendenti.
La storia è intrigante ed è narrata molto bene, con uno stile fluido e credibile. L'intrigo governativo è un tema caro al fumetto francese ed anche in questa opera lo si avverte distintamente, pur avendo connotati del tutto particolari. Leo infarcisce la storia di colpi di scena e questo non fa altro che aumentare la voglia del lettore di girare pagina, con la sicurezza di non rimanere deluso dagli sviluppi.
Dal punto di vista grafico, l'autore mostra un certo debito nei confronti del grande Moebius, con scenari ricchi di particolari e la tipica tratteggiatura del disegnatore francese autore di Arzach, ma tutto con una propria ragione d'essere, senza scimmiottamenti fini a se stessi. Leo dimostra grande abilita' nel tratteggiare i volti umani, conferendo al protagonista o ai protagonisti della vignetta sempre la giusta espressione, ricca di dettagli e del tutto simile alla realta'. Punto di forza grafico di questa opera sono senza dubbio le creature marine e la flora, inventate di sana pianta per adattarsi ad un contesto extraterrestre, popolato di creature strane ma spesso dai contorni molto simili a quelli umani o all'architettura terrestre.
Un'ultima citazione va senza dubbio alla splendida confezione dell'opera. Un volume cartonato molto curato, che non potra che rendere felici tutti gli amanti anche dell'estetica dei libri oltre che del contenuto.

In sintesi: Molto interessante.
Scritto da: Shepp alle ore 10:03 | link | commenti (13) | categoria: fumetti
sabato, 26 aprile 2008
Trilogia della citta' di K.
Trilogia della citta
 






Trilogia della citta' di K.
di Agota Kristof
anno 1998
Editrice Einaudi
pagine 390 - 10,50 euro













Non conoscevo Agota Kristof e devo dire di essere rimasto impressionato favorevolmente da questo "Trilogia della citta' di K.". Lo stile utilizzato dalla Kristof è asciutto, secco e ogni parola è come un proiettile che arriva a bersaglio seguendo la traiettoria piu' breve. Non c'e' spazio per gli orpelli o le ricercatezze stilistiche. Qui il centro è la storia e quello che leggiamo si imprime nella memoria senza scampo. Bastano poche pagine e abbiamo ben chiaro ogni personaggio e il suo ruolo nella vicenda. Ma l'abilita' della scrittrice sta tutto nel rovesciare quello che davamo per scontato, costringendo il nostro cervello a fare quasi tabula rasa di quello che avevamo letto in precedenza, lasciandogli semplicemente pochi punti fermi. Il libro è diviso in tre archi narrativi dal titolo: Il grande quaderno, La prova e La terza menzogna. Analizziamo in breve i contenuti.
La storia parte con due ragazzini che, durante un non meglio specificato periodo di guerra e in un luogo non identificato, vengono affidati dalla propria madre alla nonna materna, una burbera contadina dai modi spicci e volgari. La soluzione è ideale per i ragazzini, in quanto permette loro di salvarsi dalle stragi di guerra, ma li catapulta in una realta' completamente differente, in cui non saranno coccolati e accuditi, ma dovranno in prima persona darsi da fare per guadagnarsi la sopravvivenza, proprio come dei contadini. I ragazzi decidono di auto sottoporsi a delle prove per temprare lo spirito ed il fisico, picchiandosi a vicenda per elevare la soglia del dolore, digiunando per evitare di patire la fame, ammazzando animali innocenti per abituarsi a non soffrire nello sgozzare una gallina per il pranzo. I ragazzi sono spietati e lucidi, fin troppo per la loro tenera eta'.
Mi fermo qui con la trama, perche' dilungandomi finirei per rivelare i punti chiave della lettura, rovinandone la sorpresa.
Il primo capitolo è strutturato come se fosse un diario in cui i due ragazzini appuntano le loro esperienze quotidiane. Questo diario rappresenta a sua volta una prova, quella di riuscire a condensare il maggior numero di informazioni nel breve spazio di due pagine. Infatti tutto il primo arco narrativo è composto da brevi capitoli composti dal numero di pagine indicato prima. Emergono in questa prima parte della storia delle personalita' molto forti, come a dare un'impressione di forza ma a rivelare una fragilita' interiore, una sorta di volonta' di emergere bloccata sul nascere. Ovviamente non tutto è per quello che è dato a vedere e nei due archi successivi la realta' viene ribaltata, in un crescendo emozionale unico. Se il primo capitolo è contraddistinto da una certa freddezza, da un'aridita' di sentimenti spaventosa, nel successivo si aprono degli spiragli di umanita', come a voler dimostrare la duplicita' dell'animo umano, senza rinunciare pero' a forti dosi di cinismo. Il terzo capitolo è quello in cui emergono i sentimenti piu' forti, in cui il rapporto tra fratelli viene analizzato nel dettaglio, mostrando come sia il cuore a comandare, ma anche come il cervello non si voglia arrendere alla dittatura delle emozioni, mantenendo sempre una voglia di non adeguarsi a cio' che non presuppone raziocinio. Se i primi due capitoli sono all'insegna della tensione, il terzo è all'insegna dell'introspezione e del rilassamento, come se fino a quel punto avessimo letto completamente un altro libro.
Leggete questa opera della Kristof e scoprirete come non tutto è per quello che sembra e come sia facile farsi delle idee sbagliate su cio' che diamo per scontato e di come poi siamo costretti a soccombere all'evidenza, costringendoci ad ammettere i nostri errori, cosa che inconsciamente non riusciamo mai a fare fino in fondo.

In sintesi: Gran bel libro.
Scritto da: Shepp alle ore 12:07 | link | commenti (10) | categoria: libri
giovedì, 24 aprile 2008
Le dimensioni del mio caos
caos
 




Le dimensioni del mio caos
di Caparezza
anno 2008
tracce 14 - durata 57'53''












Ed eccoci arrivati a parlare del nuovo album di Caparezza, di cui avevo gia' accennato quando parlai del precedente Habemus Capa. In linea di massima possiamo dire che Caparezza è sempre Caparezza e tutto quello che fa lo fa sempre con gusto, stile e mai banalita'. Le citazioni, soprattutto a livello testuale, sono coltissime e infatti raramente mi capita di mettermi li e leggere i testi in maniera cosi' minuziosa, ma con Capa non si puo' fare altrimenti.
Diciamo che anche in questo disco c'e' una forte voglia di sperimentazione a livello concettuale. Se Habemus Capa era stato strutturato come se fosse un concept album, qui l'idea si fa ancora piu' marcata e, usando parole di Caparezza, ci troviamo di fronte ad un fonoromanzo. Essendo un fonoromanzo, mi ritrovo a dover parlare della trama, che, una volta spiegata, rende molto piu' godibile l'intero album e quello che c'e' dietro.
La storia parte con Caparezza che per festeggiare i 40 anni dal 1968 e dalle sue rivoluzioni, durante un concerto spacca la sua chitarra sull'amplificatore. La scarica elettrica dell'amplificatore crea un varco spazio temporale da cui esce una Hippie di nome Ilaria che stava assistendo ad un concerto di Hendrix nel 1968. Ilaria, ovviamente spaesata, si ritrova a contatto con una realta' che non le appartiene, ma non fatica ad ambientarsi e anzi diventa una ragazza del 2000 a tutti gli effetti. Il problema è che, per l'effetto farfalla, se una cosa viene modificata nel passato si vengono a creare dei cambiamenti anche nel presente e nel nostro caso i cambiamenti sono massicci. Al potere c'e' una sorta di regime che controlla le masse, ad esempio vietando l'utilizzo delle tasche, luogo in cui il controllo è impossibile e cosa ben piu' grave, la Puglia è stata quasi rasa al suolo per poter costruire uno spazioporto, una sorta di rampa di lancio e di atterraggio per missioni spaziali. La situazione è grave e l'unica soluzione è quella di rimandare Ilaria nel suo passato. Capa non riesce nell'impresa perche' innamorato di Ilaria e perche' incarcerato per utilizzo fraudolento di tasche. La soluzione al problema verra' da un anonimo muratore di nome Luigi delle Bicocche che, stufo di lavorare allo spazioporto e deluso dalla finale vittoria della democrazia al potere, diventa musicista e spaccando la sua chitarra sull'amplificatore, riapre il varco. Il risultato sara' ben diverso da quello sperato e la terra verra' colonizzata da dei Bonobo, che stando alle parole di Capa, sono l'evoluzione dell'uomo.
L'idea è molto molto carina ed è ben sviluppata all'interno delle tracce. Tra l'altro vengono utilizzati dei doppiatori professionisti per fare da narratori ad alcune parti della vicenda, creando quella necessaria continuita' per capire la storia. Se i brani a livello testuale sono perfetti, con le inevitabili denunce sociali tipiche di Caparezza, a livello musicale in alcune tracce si patisce un po' troppo una sorta di Deja vu. Infatti questo album è quello piu' marcatamente rock tra quelli pubblicati da Capa e gli strumenti sono tutti suonati dal vero, senza i campionamenti usati nel passato. Se questo puo' essere un aspetto positivo da un certo punto di vista, dall'altro le soluzioni musicali sembrano un po' scopiazzate qua e la, con inevitabili riferimenti ad Hendrix e agli Zeppelin. Ovviamente non tutto l'album è cosi, quindi le tracce sono godibilissime, con una particolare menzione per la splendida Vieni a ballare in Puglia, una pizzica modernizzata che fara' commuovere qualsiasi pugliese e vi sfido a dire il contrario!
In conclusione si puo' dire che l'idea di fondo è come sempre ottima e se c'e' qualche piccola pecca in questo album è solo a livello musicale, ma niente di trascendentale. Quindi consiglio a tutti gli amanti di Caparezza di comprare il cd e godersi l'avventura di una storia simpatica e mai banale!

In sintesi: Da ascoltare.
Scritto da: Shepp alle ore 12:38 | link | commenti (11) | categoria: musica
martedì, 22 aprile 2008
Catene e catenine
Sono stato nominato. E ormai nella generazione del Grande fratello (Orwell non ti girare nella tomba) è una cosa normale. In questo caso la mia nomina riguarda una catena che gira per vari blog, in cui bisogna rendere pubblici 5 lati oscuri di se stessi. Diciamo che da tenere nascosto non ho nulla, ho sempre fatto tutto nel rispetto delle regole e degli altri, quindi i miei lati oscuri sono da considerarsi come aspetti caratteriali o semplici curiosita', giusto per conoscermi un po' meglio! E andiamo col liscio:

1- Mi accendo come niente! Non pensate male...Intendo dire che se mi succede qualcosa che non va, incontro gente che non sa fare il proprio mestiere ma cerca di convincermi del contrario (vedi impiegati postali), vedo in giro gente che maltratta il proprio cane, ecc, mi arrabbio da morire e spesso ne vanno di mezzo persone che non c'entrano niente (vero Erika?)!! Ma non preoccupatevi, non divento manesco, inizio semplicemente ad avercela col mondo e spesso faccio crollare qualche chiesa...

2- Ogni tanto accuso gli altri di essere testardi e cocciuti, ma spesso non mi rendo conto di esserlo io per primo! Devo ammettere che riesco a far uscire dalla grazia divina quando faccio cosi'!

3- Io sono da sempre convinto che le donne siano il sesso piu' intelligente e non fatico ad ammetterlo, ma trovo anche che ci siano un paio di ambiti in cui le donne dovrebbero fare un corso speciale o superare un esame fatto ad hoc: le automobili e i pc. Per la miseria...il detto donna al volante pericolo costante è vecchio come il cucco e ormai non ci possiamo fare nulla, ma avete mai provato a risolvere i danni che una donna riesce a provocare al proprio pc?? No??? Provateci provateci....

4- Non riesco a far scivolare completamente via rancori e scazzi vari. Se una persona mi fa qualcosa, serbo per lei sempre un po' di rancore e non riesco a far ritornare i rapporti allo stato precendente al fatto. E' un grosso limite, ma spero di limarlo quanto prima.

5- Non sopporto di trovarmi in mezzo ad un gruppetto di persone che dice: "Hai visto ieri Amici??Nooo?? Ha vinto Tal de Tali, ma io non so come si faccia!! Quel disgraziato fa le finte e si mette a piangere per conquistare voti, quel ruffiano!! E' uno scandalo, dove andremo a finire???". In questo caso divento razzista...


Uff...non è facile farsi venire in mente i propri difetti! Comunque...
La catena prevederebbe che io effettui 5 nomine, ma siccome tutti quelli che conosco hanno gia' risposto alla catena, mi sa che mi fermo qui!
Scritto da: Shepp alle ore 09:34 | link | commenti (42) | categoria: altro
lunedì, 21 aprile 2008
Venerdi' 12 Omnibus
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Venerdi' 12 Omnibus
di Leo Ortolani
anno 2008
pagine 320 - 9 euro















Su Venerdi' 12 scrivero' soltanto poche righe, perche' finirei per dire solo cose del tipo: FANTASTICO, GENIALE, STUPENDO ecc. ecc. Il grande Leo Ortoloni, uomo per cui io nutro profonda invidia, ha creato un capolavoro a fumetti! Alcuni passaggi sono memorabili, partendo dal servitore Giuda, con il suo modo di parlare tanto particolare, passando le due bellissime donne di nome Flonza e Ciurga e arrivando al cagnolino di compagnia dotato di provvidenziale pannolino...Non c'e' un solo momento in cui non si rida, pur essendo la vicenda ispirata ad una storia davvero capitata ad Ortolani. L'unica cosa che posso aggiungere sono i complimenti alla Panini che ha raccolto in un volume da 320 pagine l'intera saga, all'irrisorio costo di 9 euro. Catapultatevi a comprarlo!!

In sintesi: Fantastico!
Scritto da: Shepp alle ore 09:51 | link | commenti (13) | categoria: fumetti
giovedì, 17 aprile 2008
Fahrenheit 451
Fahrenheit 451
 






Fahrenheit 451
di Ray Bradbury
anno 1953
pagine 195 - euro 7,50













Fahrenheit 451 si colloca all'interno del filone distopico, iniziato con Mondo nuovo di Huxley e 1984 di Orwell, ma se ne discosta per diversi tratti. Lo spunto di partenza è molto interessante, come lo sono diverse fasi dello svolgimento della vicenda, ma in alcune parti sembra di vedere una rielaborazione non troppo riuscita di 1984 e si finisce per cadere in sensazioni di deja-vu un po' irrittanti. Vediamo brevemente la trama.
Montag è un vigile del fuoco in un mondo in cui il senso stesso del temine vigile del fuoco viene travisato. Infatti in questa societa' pompiere è colui che appicca gli incendi per distruggere qualsiasi forma di scritti presenti sul pianeta. Una sorta di potere superiore ha deciso di sopprimere la conoscenza, il sapere individuale, per poter meglio controllare le masse e dunque far pensare la gente secondo schemi rigidi e imposti dall'alto. Chi puo' essere piu' pericoloso in una societa' del genere se non colui che pensa con la propria testa e cosa puo' essere piu' pericoloso di un libro in un simile contesto? La popolazione è costretta a subire un bombardamento mediatico da parte di televisioni e radio su temi assolutamente inutili, ma che consentono di non far pensare. E cosi' ci si ritrova inondati di spot pubblicitari, programmi di intrattenimento stupidi (forse anche piu' di Buona domenica...), sorrisi e bei volti. Durante una missione, pero', Montag viene in contatto con uno dei libri che sta per bruciare e per la prima volta prova l'emozione del leggere ed elaborare idee proprie. Si scatena un meccanismo di autodifesa e voglia di sovvertire le regole, che porteranno il protagonista ad azioni sconsiderate, come venire in possesso di libri, tanto da essere ripudiato anche dalla moglie. E saranno proprio le persone piu' vicine a Montag a tradirlo e a rendergli la vita un inferno.
Come si vede le assonanze con il capolavoro di Orwell vengono subito fuori. Il controllo dall'alto, l'imposizione del pensiero e metodi da gestapo sono temi cari allo scrittore di 1984 e in Fahrenheit 451 vengono metabolizzati e riadattati ad uno scenario in parte differente. Ottima è l'idea del controllo delle masse attraverso l'abolizione del sapere individuale, un'idea che al solo pensiero fa rabbrividire, ma in alcune parti della vicenda il contatto con l'idea di Orwell è molto marcata e quindi si prova una certa sensazione di gia' letto. Fermo restando che quest'opera di Bradbury è un'ottima lettura, mi sarebbe piaciuto vedere un po' piu' di discostamento da quelli che erano i temi orwelliani. Comunque non tutto segue gli stilemi prima citati e soprattutto nella parte finale si nota una certa apertura ad un futuro possibile, ad un risorgimento dell'umanita' uscente da un lungo Medio evo, cosa che in 1984 non avviene.
Detto questo, posso solo consigliarvi di leggere questo libro e trarne le conclusioni che piu' preferite, dal canto mio l'ho trovato un buon libro, ma lo vedrei uscire nettamente perdente dal paragone con il grandioso romanzo di Orwell.

In sintesi: Consigliato
Scritto da: Shepp alle ore 10:52 | link | commenti (14) | categoria: libri
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